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Date: 2009-10-22 11:42:45
Notiziario 9 - Maggio 2009
In questo numero:
- Le parole del guerrigliero e del professore
- Il terremoto non uccide.. gli uomini si!
- Ricerca in bilico, I precari dell’ingv
- Agenda
Le parole del guerrigliero e del professore
Simona Savini
Luca Falconi
Arriviamo in Perù per un progetto di cooperazione in cui siamo coinvolti come docenti in un corso di formazione sul rischio idrogeologico in area andina, lavorando con colleghi peruviani ad Arequipa e Cusco.
La notizia ci accoglie appena arrivati in terra peruviana, ed ha il volto sorridente di Maite, l'amica che ci ospita a Lima: appena oggi l'ex-presidente Fujimori è stato condannato da un tribunale interno a 25 anni di carcere. Giornata storica per il Perù, che con questa condanna dice al mondo che, quello che per 10 anni è stato il suo capo di stato, è stato mandante di stragi e che le sue vittime non erano terroristi. Il Perù dice al mondo quello che per decenni si è fatto finta di non sapere: in questa terra fatta di selva e cerros, vulcani e ghiacciai, si è consumata l'ultima dittatura latinoamericana, forse la più subdola e meno famosa, ma che, come le altre, ha portato con sé la sua scia di morti e di prigionieri politici.
La nostra Maite oggi ha buoni motivi per sorridere. È figlia di un famoso leader studentesco, poi giornalista, che, sgradito al regime di Fujimori, è stato condannato per tradimento della patria e terrorismo, per questo esiliato in Messico per 10 anni e imprigionato per 3 anni al suo ritorno, fino alla piena assoluzione che, solo nel 2006, ha invalidato la precedente condanna. È anche compagna di un noto prigioniero politico del Movimento Revolucionario Tupac Amaru (MRTA), il movimento guevarista che per anni si è opposto al regime, stretto tra l'incudine di Fujimori e il martello di Sendero Luminoso, del quale l'MRTA non ha mai condiviso i metodi sanguinari. In tutto il mondo si parla dei Tupac Amaru nel 1996, quando tutti i Media raccontano di 14 guerriglieri che per più di quattro mesi occupano l'ambasciata giapponese a Lima, chiedendo la liberazione di tutti i prigionieri politici dell'MRTA, in cambio di quella degli ostaggi. Quegli stessi ostaggi che piangeranno la morte dei loro carcerieri, quando un infame blitz metterà fine alla lunga trattativa e alla vita di tutti i ragazzi dell'MRTA asserragliati nell'ambasciata, insieme a quella di un solo ostaggio, avversario politico del presidente Fujimori. Uno di quei prigionieri, per cui scorre il sangue dei Tupac Amaru, è appunto “el Toro”, che non rivedrà la luce per molti anni nonostante il sacrificio dei suoi compagni. Con “el Toro”, al secolo il cileno Jaime Castello Petruzzi, ci parliamo al nostro arrivo a Lima attraverso il cellulare di Maite: “...es un dìa historico hermanos!” e un po' ci emoziona e ci commuove la sua voce profonda. Sarà il momento, sarà che parlare al telefono con qualcuno che un tempo fu al servizio di Salvador Allende e che Carlotto, nelle sue “Irregolari”, definisce “l'ultimo dei sognatori”, fa comunque un certo effetto, soprattutto a chi viene da un paese in cui i sogni sembrano essersi rattrappiti.

El Toro, con l'interesse di un nipote di emigranti lucani, segue in TV gli sviluppi del dramma che sta vivendo in questi giorni l'Abruzzo e via telefono ci aggiorna costantemente, oltre che sulle ultime repliche, anche sulle ultime uscite del presidente del consiglio italiano. Come quella in cui il Premier invita gli sfollati a prendere come una scampagnata la drammatica situazione che stanno vivendo nelle tendopoli. Ce lo racconta senza ironia, con l'amaro in bocca di chi ha dedicato una vita a combattere contro i regimi e che riconosce anche in queste parole il segno beffardo della sopraffazione dei potenti.
Qualche giorno più tardi Pablo, professore di geologia dell'università di Arequipa, ci manifesta il suo stupore per il fatto che un sisma di magnitudo non elevatissima come quello abruzzese abbia provocato tanti danni. Qui in Perù ci convivono, come e più di noi, con i terremoti, la popolazione è abituata, gli edifici nuovi sono antisismici e in ogni edificio ci sono le indicazioni sui punti dove rifugiarsi durante le scosse. Nel 2007 qui ci fu un terremoto di magnitudo 8.1 la cui scossa durò 3 minuti e mezzo e il cui epicentro si collocò a 40 km da Chincha Alta (60.000 abitanti) e 150 km da Lima (8 milioni di abitanti). Non è facile fare dei paragoni tra eventi differenti in situazioni geologicamente, urbanisticamente e socialmente differenti. Ma fa riflettere che una città della ottava economia al mondo sia messa in ginocchio in maniera così brutale mentre un evento che ha liberato una energia 1000 volte maggiore in uno dei paesi più poveri del sud America abbia determinato “solo” il triplo delle vittime del sisma che ha colpito l'Aquila e i suoi dintorni.
Entrambi, il guerrigliero e il professore, conoscono la realtà italiana, ma le parole di entrambi ci imbarazzano, mettendo a nudo la difficoltà di vivere in un paese che, a guardarlo da fuori, appare ancora più ottuso e incapace di un moto di orgoglio; un paese in cui l'interesse per lo sviluppo di una convivenza sociale più equa e di un rapporto con l'ambiente più equilibrato e sostenibile fatica a farsi strada.
Con il professore stiamo lavorando bene e confidiamo di riuscire a realizzare dei rapporti sul rischio da frana che potranno essere utili alle amministrazioni delle cittadine di Maca e di Aguas Calientes. Ci appare utile soprattutto la prospettiva di contribuire ad accrescere la competenza di chi si occuperà in futuro della gestione del territorio e della cosa pubblica e speriamo che la collaborazione attuale costituisca una base che ci porterà a ripetere in futuro sia il corso di formazione che le ricerche sul campo.
Prima che il nostro lavoro ad Arequipa abbia inizio, el Toro ci strappa la promessa di andarlo a trovare quando ripasseremo da Lima prima di rientrare in Italia: “...dovete raccontare in Italia la nostra galera.. quello che è successo qui”, ci dice. Verremo, Torito e sì, come ci chiedi, ti porteremo una montagna di foto del nostro lavoro e del mondo lì fuori, quel mondo che tu ami e che non vedi con i tuoi occhi da più di 15 anni.

Il terremoto non uccide.. gli uomini si!
Un evento come quello che ha colpito l’Abruzzo nella notte del 6 aprile (Mw=6.3) viene definito (dagli addetti ai lavori) un terremoto di media intensità se paragonata ai terremoti che abitualmente avvengono (molto più spesso di quanto i media ce ne mettano al corrente) in altre aree del mondo con magnitudo spesso maggiori di 71.
Le possibili risposte sono racchiuse in diversi aspetti della nostra società e della nostra politica, che emergono ogni qual volta accadono eventi estremi che investono la nostra popolazione civile.
In primis, la lacuna culturale che buona parte della nostra società ha nel rispetto verso i fenomeni naturali e nei confronti dell’equilibrio che vi deve essere tra le opere dell’uomo e l’habitat naturale in cui queste sono inserite; sullo stesso piano, l’assenza dello Stato e del Governo nell’investire costantemente risorse finanziarie, nonché energie ed educazione verso la prevenzione e la pianificazione per una corretta salvaguardia del nostro territorio;
In primis, la lacuna culturale che buona parte della nostra società ha nel rispetto verso i fenomeni naturali e nei confronti dell’equilibrio che vi deve essere tra le opere dell’uomo e l’habitat naturale in cui queste sono inserite; sullo stesso piano, l’assenza dello Stato e del Governo nell’investire costantemente risorse finanziarie, nonché energie ed educazione verso la prevenzione e la pianificazione per una corretta salvaguardia del nostro territorio;
A seguire, la mancanza dell’applicazione concreta di idonei criteri costruttivi, la superficialità nelle scelte da parte dei committenti, gli sbagli di chi progetta e di chi esegue i lavori, nonché il difetto di controlli efficaci e di manutenzione post-edificazione, non evitano lesioni, cedimenti e crolli ad ogni tipo di opera civile che si realizza o che si ristruttura in territorio soggetto a rischio sismico; nel contempo si puó osservare il paradossale eccessivo interesse nei confronti di politiche volte alla costruzione di nuovi centri abitati ed il quasi totale disinteresse per ció che riguarda la messa in sicurezza delle abitazioni giá esistenti o antiche, dei tanti borghi e paesi che costellano le zone a piú alto rischio sismico.
In ultimo, il pensiero comune che “…so che il rischio esiste ma non mi preoccupo…proprio a me deve capitare?” è ancora troppo diffuso e non favorisce il corretto superamento delle emergenze causate da eventi naturali improvvisi.
All’indomani della scossa più forte i mass media, accanto alle notizie sulla tragedia, titolavano a lettere cubitali sulla prevedibilità di quanto era accaduto con titoli ad effetto, lasciando libero spazio alla fantasia del caporedattore di turno. A poco sono valse le numerose interviste ai ricercatori che smentivano tali affermazioni sulla prevedibilità del terremoto (per visionare la risposta dell'INGV in merito al "caso Giuliani" e un quadro delle conoscenze della comunità scientifica internazionale sullo stato dell'arte sulla ricerca dei precursori sismici si veda "La previsione del terremoto dell'Aquila del 6 Aprile 2009 (Ml 5.8)").
L’intera comunità scientifica internazionale da anni lavora nel tentativo di trovare dei possibili precursori sismici (per approfondimenti si veda ad esempio i siti di EFP e CSEP EU Testing Center). Numerosi team nel mondo da anni indagano, monitorandolo, il gas Radon (così come l’evoluzione delle sequenze sismiche precedenti le grandi scosse, le anomalie elettriche, acustiche e altro) ma al momento non esistono relazioni tra variazioni nella concentrazione del Radon e un terremoto in termini utili alla prevenzione: cioè non ci dicono quando, dove e con quale magnitudo possa avvenire un terremoto. E’ risultato più “furbo” invece distrarre l’opinione pubblica attaccando i ricercatori (la maggior parte di loro sono pure precari e prossimi al licenziamento2 piuttosto che puntare subito il dito sulla cosa più evidente e cioè che in un area storicamente sismica, e classificata come tale, il 50% delle case vengono giù anche con terremoti di media intensità, provocando un numero di vittime spropositato, città distrutte, infrastrutture saltate....
La Protezione Civile Italiana ha negli anni definito procedure e metodologie d’intervento che vengono studiate ed imitate in tutto il mondo (e non entriamo qui nel merito dei risultati); viceversa, molti Paesi attuano già da molti anni misure di prevenzione che rendono quasi superfluo il compito della loro Protezione Civile.
All’indomani della scossa più forte i mass media, accanto alle notizie sulla tragedia, titolavano a lettere cubitali sulla prevedibilità di quanto era accaduto con titoli ad effetto, lasciando libero spazio alla fantasia del caporedattore di turno. A poco sono valse le numerose interviste ai ricercatori che smentivano tali affermazioni sulla prevedibilità del terremoto (per visionare la risposta dell'INGV in merito al "caso Giuliani" e un quadro delle conoscenze della comunità scientifica internazionale sullo stato dell'arte sulla ricerca dei precursori sismici si veda "La previsione del terremoto dell'Aquila del 6 Aprile 2009 (Ml 5.8)").
L’intera comunità scientifica internazionale da anni lavora nel tentativo di trovare dei possibili precursori sismici (per approfondimenti si veda ad esempio i siti di EFP e CSEP EU Testing Center). Numerosi team nel mondo da anni indagano, monitorandolo, il gas Radon (così come l’evoluzione delle sequenze sismiche precedenti le grandi scosse, le anomalie elettriche, acustiche e altro) ma al momento non esistono relazioni tra variazioni nella concentrazione del Radon e un terremoto in termini utili alla prevenzione: cioè non ci dicono quando, dove e con quale magnitudo possa avvenire un terremoto. E’ risultato più “furbo” invece distrarre l’opinione pubblica attaccando i ricercatori (la maggior parte di loro sono pure precari e prossimi al licenziamento2 piuttosto che puntare subito il dito sulla cosa più evidente e cioè che in un area storicamente sismica, e classificata come tale, il 50% delle case vengono giù anche con terremoti di media intensità, provocando un numero di vittime spropositato, città distrutte, infrastrutture saltate....
La Protezione Civile Italiana ha negli anni definito procedure e metodologie d’intervento che vengono studiate ed imitate in tutto il mondo (e non entriamo qui nel merito dei risultati); viceversa, molti Paesi attuano già da molti anni misure di prevenzione che rendono quasi superfluo il compito della loro Protezione Civile.
La commissione sui disastri dell’ONU (ISDR, International Strategy for Disaster Reduction), stupita che un evento di media entità abbia fatto così tanti danni e tante vittime, ha sollecitato l’Italia ad intervenire per mettere in sicurezza il territorio nazionale ricordando che, oltre a paesi noti per la loro prevenzione sismica come il Giappone o la California, molte altre nazioni (si veda la Turchia ad esempio) risultano più avanzate sulle politiche di prevenzione e soprattutto sui soldi stanziati per attuarle.
Chi ci governa (senza distinzione di colore) preferisce investire sulle cosiddette “grandi opere” (si pensi per esempio al ponte di Messina, che si porta dietro la diceria di essere “un’opera epocale che potrà resistere anche ai terremoti”) piuttosto che sulla salvaguardia del territorio e la messa in sicurezza degli edifici.
I disastri naturali sono, infatti, strettamente legati alla vulnerabilità3 del territorio, su cui si può e si deve operare in modo appropriato, iniziando nel caso specifico con l’adeguamento antisismico delle strutture degli edifici storici e pubblici di ogni capoluogo di regione situato in territorio ad elevato rischio terremoti.
Fu la tragedia di Sarno a stimolare il governo Prodi a promulgare il decreto legge D.L. 180/98, (meglio conosciuto come Decreto Sarno) che obbligava tutti i comuni d’Italia a realizzare una mappatura del rischio idrogeologico sul proprio territorio e a munirsi di un piano di emergenza in caso di calamità, così come fu il terremoto di S. Giuliano del 2002 a stimolare il governo Berlusconi a varare il D.M. 14/09/05 "Norme tecniche sulle costruzioni"con la riformulazione della mappatura della pericolosità sismica (figura in basso).
I disastri naturali sono, infatti, strettamente legati alla vulnerabilità3 del territorio, su cui si può e si deve operare in modo appropriato, iniziando nel caso specifico con l’adeguamento antisismico delle strutture degli edifici storici e pubblici di ogni capoluogo di regione situato in territorio ad elevato rischio terremoti.
Fu la tragedia di Sarno a stimolare il governo Prodi a promulgare il decreto legge D.L. 180/98, (meglio conosciuto come Decreto Sarno) che obbligava tutti i comuni d’Italia a realizzare una mappatura del rischio idrogeologico sul proprio territorio e a munirsi di un piano di emergenza in caso di calamità, così come fu il terremoto di S. Giuliano del 2002 a stimolare il governo Berlusconi a varare il D.M. 14/09/05 "Norme tecniche sulle costruzioni"con la riformulazione della mappatura della pericolosità sismica (figura in basso).
Purtroppo però, come spesso accade nel nostro Paese, a leggi seppur idonee non è seguita concretamente l’attuazione degli obiettivi prefissi e questo principalmente a causa del fatto che gli stanziamenti statali e regionali vengono spesso dirottati verso finalità aggrappate alla logica dello spreco o del mero profitto.
Il decreto che l’attuale governo stava per varare, relativo alla possibilità di ampliamento del 20% delle case di proprietà, conteneva un comma intitolato “Semplificazione delle procedure per la costruzione in aree a rischio” in cui sostanzialmente si domandava al proprietario una autocertificazione che attestasse come le norme antisismiche venissero rispettate, rimandando poi allo Stato la possibilità di effettuare dei controlli a campione.
Tale norma, alquanto insensata, è stata immediatamente e fortunatamente modificata in senso restrittivo poche ore dopo il sisma che ha sconvolto l’Abruzzo.
Duole dirlo, ma per l’ennesima volta un terremoto mette in luce come l’Italia continui ad essere mal governata e come la speranza di non continuare a piangere morti inutili sia ad oggi molto remota.

note
1 Si ricordi che la scala delle magnitudo (che è una misura quantitativa dell’energia rilasciata da un terremoto) è logaritmica quindi cresce esponenzialmente; ogni grado successivo al precedente rilascia una energia circa 30 volte maggiore. Per intenderci un terremoto di magnitudo M=4 è (in termini di energia rilasciata) c.a. 30 volte più piccolo di uno di M=5, c.a. 1000 volte più piccolo di uno di M=6, c.a. 30000 volte più piccolo di uno di M=7 e c.a. 1000000 di volte più piccolo di uno di M=8 e così via.
2 Chiunque apra una pagina dell’INGV per informarsi sul terremoto faccia caso al comunicato che appare relativo ai precari della ricerca. Il 40% del personale che permette la ricerca e la sorveglianza sismica e vulcanologica di questo paese 24h/24h è precario ed un recente decreto del ministro Brunetta li vorrebbe licenziare.
3 Per una semplice definizione di concetti come Pericolosità, Vulnerabilità, Rischio si rimanda a questa pagina
2 Chiunque apra una pagina dell’INGV per informarsi sul terremoto faccia caso al comunicato che appare relativo ai precari della ricerca. Il 40% del personale che permette la ricerca e la sorveglianza sismica e vulcanologica di questo paese 24h/24h è precario ed un recente decreto del ministro Brunetta li vorrebbe licenziare.
3 Per una semplice definizione di concetti come Pericolosità, Vulnerabilità, Rischio si rimanda a questa pagina
Ricerca in bilico - i precari dell'INGV

«Esprimiamo la nostra solidarietà alla popolazione dell’Abruzzo colpita dai drammatici eventi sismici e continuiamo a garantire il massimo sforzo in tutte le attività tecnico/scientifiche per dare sostegno alle persone duramente colpite. Lo stato di agitazione permanente è subordinato al senso di dovere e di responsabilità con cui queste attività vengono svolte e lo sarà per tutta la durata dello stato di emergenza».
Questo è il comunicato che è apparso sulle pagine del sito dell’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dal giorno del sisma in Abruzzo fino a qualche giorno fa. Lo stato di agitazione permanente è naturalmente dei precari dell’Istituto.
Riportiamo alcune informazioni sull’istituto dal blog http://precariatingv.wordpress.com/. L’INGV é il più grande istituto di ricerca in Europa nell’ambito della geofisica e tra i primi 10 al mondo. All’INGV è affidata la sorveglianza della sismicità del territorio nazionale e dei vulcani attivi in zone fortemente antropizzate (Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia, Etna, Stromboli, Vulcano). La sorveglianza implica la gestione di 3 sale operative presidiate h24 per 365 giorni all’anno a Roma, Napoli, Catania ed una h8 diurna a Palermo.
Chiaramente l’INGV è fondamentale per la gestione delle emergenze, e tuttavia, per la Sala Sismica di Sorveglianza h 24 di Roma il 20% del personale è precario; il servizio di monitoraggio dei vulcani attivi e delle aree sismicamente attive presso la Sala Operativa di Palermo si avvale di personale precario per oltre il 50%. Del personale attivato all’indomani del sisma del 6 Aprile all’Aquila, circa il 60% era precario. Qualche dato: in totale lavorano nell’Istituto 969 persone, 556 con contratto a tempo indeterminato e 415 a vario titolo precario (circa il 40% del totale). Ribadiamo che si tratta di personale altamente qualificato in una vasta gamma di competenze, sulla cui formazione - scientifica e tecnica - lo Stato ha investito milioni di euro. Di questi ultimi una metà è con contratti a tempo determinato (c’è chi è in questa condizione da dieci anni…), mentre l’altra metà è interessato dal processo di stabilizzazione… in via di abrogazione.
Dal lontano dicembre 2006 era in atto un processo di stabilizzazione dei precari interni, ma con l'emendamento “ammazza-precari” ora al vaglio del senato come art. 7 del DDL 1167, i contratti degli “stabilizzandi” saranno progressivamente risolti al loro scadere, senza possibilità di rinnovo (= licenziamento) per chi ha maturato maggiore esperienza di 5 anni. Nonostante i proclami del Ministro Brunetta, nessun concorso potrà essere bandito dall’INGV nei prossimi anni, dato che la pianta organica dell'Ente è totalmente satura, limitata al personale attualmente a tempo indeterminato e non consente più alcuna assunzione.
Ribadendo la non prevedibilità dei terremoti (nel tempo, non nello spazio) e la necessità di azioni di prevenzione pianificate, riteniamo fondamentale il lavoro di alto livello svolto da tutto il personale dell’istituto, che ha permesso il monitoraggio costante e l’aggiornamento in tempo reale dei dati a disposizione di tutti ed un’analisi approfondita dell’evento a pochissimi giorni di distanza dal sisma. È anche sulla base di questo lavoro, che assorbe costi notevoli (circa 90 Ml di euro di cui 30 reperiti in competizione su libero mercato della ricerca nazionale ed internazionale) che deve (non dovrebbe o dovrà) essere sviluppata una pianificazione territoriale… sensata.
Agenda
Da giovedì 4 Giugno, alle ore 16.00, presso la Biblioteca Comunale di Anversa degli Abbruzzi (AQ) si terrà un ciclo di seminari sulla prevenzione dei rischi ambientali organizzato dall’Oasi del WWF Le Gole del Sagittario. In collaborazione con la Cooperativa il Bosso.
4 Giugno: La precipitazione massi a scala regionale;
12 Giugno Bio-architettura e ricostruzione;
18 Giugno Microzonazione sismica, cartografia geologica e sistemi informativi per la pianificazione;
25 Giugno I geositi e l’erosione del suolo: il caso del calanco di Anversa;
29 Giugno: l’uso del GIS nella pianificazione per la prevenzione dei rischi ambientali.
La partecipazione è gratuita. per info www.ilbosso.com
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