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Date: 2009-02-23 22:22:50
Notiziario 8 - febbraio 2009
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GSF a Cuba: da La Talì a La Leonor, tra uragani e embargo
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Il comune di III Frente fu particolarmente colpito dall'uragano Dennis nel 2005 che distrusse numerose case e 2 ettari di coltivazioni, portandosi via anche la motopompa utilizzata per la loro irrigazione. Tali aree furono colpite così pesantemente poiché erano in prossimità del fiume anche se a più di 5-6 m sopra il livello medio dello stesso. Inoltre, lo stesso uragano fece crollare il ponte posto pochi km a valle del centro abitato principale, anche per un effetto diga dovuto alla sua occlusione da parte di vegetazione strappata dall'uragano e portata a valle dal fiume stesso. In seguito a tale evento, le coltivazioni vennero spostate in aree più elevate e distanti dal fiume, caratterizzate da un minor rischio alluvionale. Contemporaneamente venne avviata la realizzazione di case in muratura in varie aree, tra le quali anche quella di La Leonor. Gli uragani del 2008 (Gustav in agosto e Ike in settembre) hanno nuovamente danneggiato sia le case che le coltivazioni, oltre ad una piccola fabbrica di mattoni, presenti nel municipio di III Frente, che è stato il più colpito di tutta la provincia di Santiago, ma la popolazione e le istituzioni hanno fatto fronte all'emergenza ripristinando quanto necessario alla ripresa dei lavori di costruzione e di coltivazione.Attualmente già esiste un sistema di captazione e distribuzione di acqua che serve ad irrigare esclusivamente l'area agricola con circa 2 l/s captati dal fiume Contramaestre con una pompa a motore. Il progetto prevede di rinnovare tutto il sistema utilizzando di quello vecchio esclusivamente il serbatoio in muratura di circa 500 m3 di volume.
Le caratteristiche qualitative e quantitative del fiume, da cui si preleverebbe l'acqua, sembrano compatibili con la captazione proposta. Da una misura di portata fatta con mezzi di fortuna (Sezione: 20m*0.3m=6m2; Velocità: 10m/60s=0,15m/s) è stata stimata una portata di circa 1m3/s. Considerando che il mese di gennaio si trova a metà del periodo di secca (novembre-marzo), appare verosimile la stima fatta dai tecnici di INRH secondo i quali la portata del fiume non dovrebbe scendere al di sotto dei 600l/s nel periodo di massima aridità. Tale portata sembra compatibile con il prelievo stimato in progetto (15 l/s) senza che si intacchi il deflusso minimo vitale (Qcapt= 2.5% della Qmin). Nei dintorni, inoltre, non sembrano essere presenti ulteriori captazioni significative che possano aggiungersi al prelievo di quella in progetto. Considerato valido ed interessante il progetto La Leonor, in questi giorni GSF sta presentando alla Tavola Valdese la domanda di ridestinazione delle risorse assegnate per La Talì. Oltre a confidare nella autorizzazione dei Valdesi a procedere in questa nuova direzione, GSF e tutto il Comitato Promotore sono intenzionati ad operare per trovare la maniera di portare a termine il progetto di La Talì in un futuro che speriamo sia il più prossimo possibile.Ma perché cooperare con Cuba che molti considerano un paese particolarmente illiberale e che, d'altro canto, non presenta neanche le condizioni di criticità tipiche di molti altri paesi del mondo? In effetti, al contrario di molti popoli dei paesi latinoamericani, africani e del sud-est asiatico nei quali operano le principali ONG internazionali, Cuba non ha bisogno di aiuti umanitari o progetti di sviluppo per far fronte a situazioni di arretratezza culturale, carenza del sistema sanitario pubblico o indigenza. A nostro avviso, però, Cuba ha bisogno di forti azioni di sostegno politico, oltre che materiale, che contribuiscano a rendere possibile l'emancipazione dal vergognoso embargo, attuato in primo luogo dagli Stati Uniti d'America (nell'ultima votazione all'assemblea generale dell'ONU del novembre scorso, gli USA sono stati appoggiati esclusivamente da Israele). Tale attacco nei confronti di Cuba non si esaurisce solo con l'embargo economico, ma colpisce Cuba attraverso un'ampia campagna di disinformazione sostenuta dalla maggior parte dei media internazionali e, con particolare solerzia, da quelli Italiani. In questo scenario appare un segnale confortante la ripresa della cooperazione tra la Commissione Europea e Cuba sancita nell'ottobre scorso.
Cuba non è il paradiso in terra e il popolo cubano e le sue istituzioni si trovano ogni giorno ad affrontare i problemi connessi con la difficile gestione di un paese che rema contro corrente da 50 anni. Un'economia fortemente basata sul turismo e la carenza di prodotti trasformati si intersecano con le limitazioni alla libertà di stampa e alla circolazione delle persone, al fenomeno della prostituzione e a quello della corruzione. La doppia moneta, poi, costituisce elemento dalla duplice faccia: provvedimento necessario per l'acquisizione di valuta pregiata e strumento che inevitabilmente alimenta disparità sociali. Sono aspetti da tenere a mente operando a Cuba, da non scordare e, volendo, per i quali anche preoccuparsi. Tuttavia, Cuba rimane un paese dove è stato avviato e si sta ancora difendendo un altro modello di sviluppo alternativo a quello fortemente consumistico, capitalistico, imperialistico e teocratico che vige dalle nostre parti. Visto anche lo scenario circostante, è un paese dove ancora si promuove la solidarietà internazionale e che costituisce un esempio per molti altri paesi in America Latina e in tutto il mondo di emancipazione dal neoliberismo. Gestire un paese che prova ad opporsi al pensiero unico non è facile e Cuba non ha bisogno di persone che assecondino tacitamente le sue dinamiche più oscure. Ha bisogno però di critica costruttiva e dell'appoggio delle persone che hanno voglia di utilizzare nei suoi confronti un metro di giudizio più equo di quello che gli è stato e gli viene ancora adesso normalmente concesso. Cuba era e rimane un paese a cui guardare con grande curiosità, interesse e rispetto per trovare forme di collaborazione, come stiamo tentando di fare con GSF. |
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Pacchetto Clima, costi e benefici
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intervista a Stefano Sylos Labini
A Stefano Sylos Labini, geologo ricercatore all'ENEA, esperto di macroeconomia, innovazione tecnologica, finanza globale e autore di numerosi saggi e articoli su questi argomenti, chiediamo di chiarirci meglio gli effetti del Pacchetto Clima UE recentemete approvato a Bruxelles. GSF - Quali sono i riflessi immediati del pacchetto-clima EU per l'Italia? L'approvazione del pacchetto Clima Energia comporterà l'avvio di un lungo e profondo processo di riconversione energetica della nostra economia, la quale dipende per l'85% dall'utilizzo di combustibili fossili, gas petrolio e carbone. Oggi in Italia questi consumi sono pari a circa 170 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (MTep) mentre le emissioni di anidride carbonica hanno raggiunto 580 milioni di tonnellate. In prima approssimazione possiamo perciò affermare che per 1 tonnellata di combustibile fossile che viene bruciata si producono 3,4 tonnellate di anidride carbonica. Ovviamente si tratta di un'approssimazione perché sappiamo che le emissioni di gas serra sono alimentate anche dai processi di deforestazione, dal modo in cui si usa il suolo, dallo scioglimento del permafrost che libera grandi quantità di gas metano intrappolato nel sottosuolo. Però questo approccio può essere molto utile per elaborare una strategia energetica che miri nello stesso tempo ad abbattere le emissioni di CO2 e a ridurre la dipendenza dell'Italia dalle importazioni dei combustibili fossili. GSF - Il duplice obiettivo: abbattimento delle emissioni e riduzione dell'import di combustibili fossili è sostenibile dagli enti locali, al di là delle misure generali di politica economica del governo? L'approccio energetico nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica è fondamentale anche per quanto riguarda la ripartizione regionale degli impegni. Ciò significa che tutte le regioni devono definire un piano energetico per il risparmio e l'efficienza e per la sostituzione delle fonti energetiche al fine di raggiungere i conseguenti obiettivi sulla riduzione delle emissioni di CO2. GSF - Ogni obiettivo di natura economica prevede dei costi per ottenerlo; quali sono in questo caso?
Il piano per il contenimento dei consumi totali e per la riconversione energetica comporta dei costi che sono stati oggetto di un aspro confronto tra il governo italiano e la Commissione europea. Le cifre fornite da Stavros Dimas, commissario EU all'ambiente, collocano i costi previsti intorno ai 100 miliardi di €, mentre quelli stimati dal governo italiano arrivano a toccare i 180 miliardi di €. GSF - E chi ha ragione? Noi abbiamo cercato di calcolare i costi necessari per essere in linea con gli obiettivi stabiliti in sede europea, che prevedono una quota di energia rinnovabile pari al 17% del totale dei consumi di energia primaria, una riduzione delle emissioni del 20% ed un aumento del risparmio/efficienza energetica del 20% di qui al 2020. In sintesi, sono necessari circa 60 miliardi di €. per ciò che riguarda le energie rinnovabili a cui si vanno a sommare altri 40/50 miliardi per il contenimento dei consumi totali attraverso le misure di risparmio ed efficienza energetica. Si tratta di costi netti, poiché ai costi totali sono stati sottratti i benefici in termini di risparmi sulle importazioni di gas, petrolio e carbone e sulle emissioni di anidride carbonica evitate. Dunque, i costi netti sono di circa 100/110 miliardi di €., una cifra che è in linea con le valutazioni della Commissione europea. GSF - Se, per assurdo, l'Italia non adottasse il piano, quale sarebbe il quadro di qui a dieci anni? Gli interventi per il risparmio e l'efficienza energetica sono fondamentali per contenere e per ridurre i consumi totali di energia primaria. In assenza di tali interventi i consumi di energia primaria - ipotizzando una crescita media annua del Pil dell'1,5% e una crescita dei consumi totali di energia primaria dell'1% - potrebbero arrivare nel 2020 a 220 MTep dagli attuali 195 MTep. GSF - Mettendo in atto, invece, le contromisure previste nel pacchetto?
Con gli interventi per il risparmio e l'efficienza i consumi totali sarebbero invece pari a circa 176 MTep. Il contenimento dei consumi fa sì che il 17% delle energie rinnovabili rappresenti una quantità minore di MTep (il 17% di 176 MTep è pari a circa 30 MTep). In questo scenario le fonti energetiche rinnovabili FER dovranno essere incrementate di circa 20 MTep (oggi sono pari a circa 11 MTep). Nel piano energetico qui prospettato i consumi di combustibili fossili si ridurranno drasticamente di circa 40 MTep - da 173 MTep a 136 MTep - a cui corrispondono circa 459 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, il 21 % in meno rispetto ai valori attuali (580 milioni di tonn). GSF - Le fonti rinnovabili, che sicuramente giocano un ruolo chiave all'interno di questo piano energetico, con quale criterio andrebbero scelte? E' importante precisare che i costi delle FER per la generazione di elettricità sono nettamente superiori a quelli per l'energia per riscaldamento/raffreddamento. A loro volta, i costi delle FER per la generazione di elettricità dipendono dal mix delle tecnologie che vengono adottate: se ad esempio si dovesse puntare maggiormente sul solare fotovoltaico invece che sull'energia eolica, i costi sarebbero maggiori poiché il solare FV oggi è più costoso dell'eolico [1]. Ciò significa che i costi totali per le tecnologie rinnovabili possono avere valori molto diversi. GSF - Una volta raggiunti gli obiettivi, nel 2020, oltre agli indubbi miglioramenti ambientali ottenuti, si potrà fare un bilancio costi/benefici in termini economici? Un aspetto che è stato sottovalutato consiste nel fatto che l'analisi costi/benefici è riferita al periodo 2009-2020 in cui vengono via via realizzati gli investimenti per il risparmio/efficienza e per la sostituzione dei combustibili fossili con le energie rinnovabili. In questo periodo gli interventi effettuati consentiranno di ottenere benefici incrementali. Ma i benefici più grandi potranno essere toccati con mano quando il nuovo scenario energetico entrerà a regime: dal 2020 i consumi di gas, petrolio e carbone saranno stabilmente più bassi di circa 40 MTep rispetto ai valori attuali (nelle stime qui presentate si riducono da 173 MTep a 136 MTep). Con un prezzo del petrolio e con un tasso di cambio $/Euro del 2007, una riduzione delle importazioni di 40 MTep comporterà un risparmio annuo di oltre 10 miliardi di €., cioè 100 miliardi di €. nell'arco di 10 anni, con dei costi addizionali limitati che riguarderanno la manutenzione e la sostituzione delle nuove tecnologie, impianti e prodotti data la loro vita media. Ma un certo ammontare di costi si avrebbe anche nel caso delle tecnologie, impianti e prodotti a combustibili fossili, che hanno bisogno di manutenzione e devono essere rimpiazzati e ammodernati nel tempo. In sintesi, i benefici più grandi saranno visibili successivamente al 2020 e nell'arco di 10 anni sarà possibile ripagare completamente tutti i costi sostenuti nel periodo 2009 - 2020. GSF - Invece il Governo e la Confindustria stanno puntando di nuovo sull'energia nucleare, ma sarebbe una scelta conveniente in termini meramente economici, ovvero a parte gli irrisolti problemi ambientali che pone? I costi di un piano energetico basato sulle fonti rinnovabili e sull'efficienza sono dello stesso ordine di grandezza di quelli richiesti da un piano nucleare equivalente (include i costi per il deposito delle scorie radioattive e i costi dello smantellamento delle centrali) con la differenza che per l'energia nucleare vi sono grossi problemi di sicurezza, rischi di esaurimento dell'uranio nel medio periodo, tempi lunghi nell'entrata in funzione degli impianti e quindi nel ritorno degli investimenti. D'altra parte, un piano energetico basato sulle rinnovabili e sull'efficienza ben si adatta al nostro tessuto industriale composto da piccole e medie imprese le quali potrebbero facilitare i processi di diffusione delle nuove tecnologie e di decentramento della produzione energetica. Inoltre, vi sono una serie di benefici ulteriori che in questo studio non sono stati quantificati dal punto di vista monetario. Si tratta della spinta che un'espansione della domanda nelle tecnologie rinnovabili, nell'impiantistica ambientale e nei prodotti a basso inquinamento avrebbe sulla produzione industriale, sull'occupazione e sul reddito nazionale. Nel contempo, gli investimenti e l'espansione della produzione delle nuove tecnologie potrebbero mettere in moto economie di scala e processi di innovazione tecnologica che determinerebbero consistenti riduzioni dei costi e miglioramenti delle prestazioni dei nuovi prodotti abbassando ulteriormente le spese per la riconversione energetica. GSF - Sono solo aspettative o c'è già qualche dato concreto? Nel mondo i settori delle energie rinnovabili e dei prodotti a basso impatto ambientale stanno avendo tassi di crescita impressionanti sul piano tecnologico e produttivo, occupazionale e finanziario. I lavoratori occupati, direttamente o indirettamente, nel settore delle energie rinnovabili sono attualmente 2,3 milioni. L'eolico impiega non meno di 300.000 persone, il fotovoltaico quasi 170.000 e il solare termico dà lavoro ad almeno 624.000 persone. Biomassa e biocarburanti poi battono tutti, assicurando un milione di posti di lavoro. Secondo le stime della Global Wind Energy Outlook, l'eolico dovrebbe garantire lo scenario più avanzato, con possibilità di creare fino a 2,1 milioni di posti nel 2030 e ben 2,8 nel 2050. Mentre per la Solar Generation IV, (un rapporto del 2007 dell' Associazione dell'Industria Europea Fotovoltaica e di Greenpeace International), si prevede nel 2030, nella migliore delle ipotesi, un'occupazione per 6,3 milioni di persone. GSF - L'effetto positivo riguarda solo l'occupazione ? E gli investimenti ? Tutte le attività che si riferiscono alle energie rinnovabili (investimenti, ricerca, venture capital, attività finanziarie) sono aumentate del 60% nel 2007 passando da 92,6 miliardi nel 2006 a 148,4 miliardi di dollari nel 2007. Il risultato proviene da uno studio commissionato dall'Unep (l'agenzia per l'Ambiente del l'Onu) a New Energy Finance, un centro studi specializzato negli investimenti e nella finanza che ruota intorno alle "cleantech". La ricerca mostra le dimensioni di un ciclo in pieno boom (non solo in Europa, ma ormai in Usa, Cina, India, Brasile e persino Medio Oriente). Nel 2007 le energie rinnovabili (eolico, solare, geotermico, idroelettrico, biomasse) hanno generato, su scala globale, progetti per 108 miliardi di dollari (+61%) e circa 31 gigawatt ovvero il 23% di tutta la nuova capacità elettrica installata nel 2007 e il 5,4% di quella totale. La parte del leone l'ha giocata l'eolico che a fine 2007 ha raggiunto i 94.100 megawatt, il 27% in più rispetto all'anno precedente. Nel 2007 si è registrato anche il decollo del solare (fotovoltaico e termodinamico) con investimenti per 28,6 miliardi di dollari, in crescita al 254% annuo sul 2004. Con una sola eccezione negativa, nota Achim Steiner, direttore dell'Unep: "i biofuels, affetti da crescenti problemi di disponibilità, prezzi e sostenibilità". GSF - Dunque le cleantech, Obama o meno, sono già in pieno decollo. Sono più che raddoppiati (+112%) i fondi (2 miliardi di dollari) investiti nelle prime fasi di vita di nuove aziende cleantech. Il portafoglio di tecnologie si è allargato: su 13 miliardi di dollari di investimenti in venture capital complessivi quasi un quarto è andato alle startup solari (film sottili e fotovoltaico a concentrazione) mentre i biofuels, leader nel 2006, hanno fatto registrare quasi un dimezzamento (ma su iniziative di seconda generazione). Saliente il record di crescita (+432%) dei fondi alle start-up nelle biomasse e nell'energia da rifiuti. Infine, è da segnalare il record assoluto di crescita (+78%) a 1,8 miliardi di dollari del settore dell'efficienza energetica, con il 18% del venture capital diretto a startup innovative. Qui si giocherà, secondo il rapporto Onu, gran parte dell'ulteriore accelerazione della galassia cleantech dei prossimi anni, che nel complesso potrebbe superare i 600 miliardi di dollari annui al 2020. GSF - Da noi sembrano non essersi accorti di niente eppure gli Stati Uniti stanno puntando sulle fonti rinnovabili e sulle nuove tecnologie per il risparmio energetico proprio per ridurre le importazioni di petrolio e per salvaguardare l'ambiente. Qual è la tua opinione ?
Purtroppo la Confindustria sta ripetendo lo stesso errore che fece 50 anni fa quando l'Italia era uno dei paesi leader nel settore nucleare. All'epoca gli industriali non proseguirono l'azione lanciata da Enrico Mattei e da Felice Ippolito per sviluppare il nucleare, che, fino all'incidente di Chernobyl del 1986, ebbe un notevole sviluppo in tutto il mondo. Oggi gli industriali non credono realmente al settore delle energie rinnovabili, uno dei settori dell'economia del futuro che è stato messo al centro del Piano Energetico di Barack Obama, e hanno deciso di puntare sull'energia nucleare, una fonte energetica che nella maggior parte dei paesi avanzati è ferma dall'inizio degli anni '90. Come ha affermato Pasquale Pistorio, non ha senso partire da zero con una tecnologia superata dal momento che le centrali nucleari di terza generazione sono ormai una tecnologia che sarà soppiantata dalle centrali di quarta generazione, le quali però non hanno ancora raggiunto la fattibilità industriale. Vorrei sperare che oggi gli industriali diventino più lungimiranti di quanto lo furono agli inizi degli anni '60. GSF - Ce lo auguriamo anche noi. Grazie. [1] Inoltre occorre chiarire l'entità del coefficiente di conversione da Tep a MWh. Nel 2007 in Italia sono state bruciate 47 milioni di tonnellate di combustibili fossili per produrre 229 milioni di MWh, cioè esiste un rapporto tra Tep e MWh pari a 5: per ogni Tep di combustibile fossile si producono 5 MWh di elettricità. Ciò significa che 1 MWh corrisponde a 0,2 Tep, mentre per la Commissione europea il rapporto è minore di 0,1 (0,086) da cui ne consegue che occorre una quantità molto maggiore di MWh prodotta con le fonti rinnovabili per sostituire la stessa quantità di tonnellate di combustibili fossili. |
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Approfondimenti sul "Pacchetto Clima-Energia"
Il Parlamento europeo ha approvato, lo scorso 18 dicembre, il cosiddetto “pacchetto clima-energia". L’obiettivo è quello di conseguire entro il 2020 una riduzione del 20% di emissioni di gas a effetto serra; di abbattere del 20% il consumo energetico totale e di aumentare del 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili. Diamo qui di seguito una sintesi dei sei punti nei quali si articola il provvedimento. (testo completo in www.senato.it/documenti/repository/dossier/studi/2008/Dossier_065.pdf) - Sistema di scambio delle emissioni di gas a effetto serra (ETS) Dal 2013 verrà istituito un sistema di aste per l'acquisto di quote di emissione. Gli introiti andranno a finanziare misure di riduzione delle emissioni (ETS) e di adattamento al cambiamento climatico. Le industrie manifatturiere a forte rischio di delocalizzazione, a causa dei maggiori costi indotti dal “pacchetto”, potranno beneficiare di quote gratuite fino al 2027. - Ripartizione degli sforzi per ridurre le emissioni I settori esclusi dal sistema di scambio di quote, come il trasporto stradale e marittimo o l'agricoltura,.dovranno comunqe ridurre del 10% (per l'Italia 13%) le loro emissioni di gas serra. Gli stati membri potranno attingere a parte delle emissioni consentite per l'anno successivo, o scambiarsi diritti di emissione. Sono anche previsti dei crediti per progetti realizzati in paesi terzi. - Cattura e stoccaggio geologico del biossido di carbonio (CCS) La direttiva istituisce un quadro giuridico per lo stoccaggio geologico ecosostenibile di CO2, con la finalità di contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico. Fino a 300 milioni di euro, attinti dal sistema di scambio di emissione, finanzieranno 12 progetti dimostrativi, mentre le grandi centrali elettriche dovranno dotarsi di impianti di stoccaggio sotterraneo. - Energie rinnovabili Si stabiliscono obiettivi nazionali obbligatori (17% per l'Italia) per garantire che, nel 2020, una media del 20% del consumo di energia dell'Ue provenga da fonti rinnovabili. Nel calcolo, a certe condizioni, potrà essere inclusa l'energia prodotta nei paesi terzi. La direttiva fissa poi al 10% la quota di energia "verde" nei trasporti e i criteri di sostenibilità ambientale per i biocarburanti - Riduzione del CO2 prodotto da automobili Il livello medio di emissioni di CO2 delle auto nuove è fissato a 130g CO2/km a partire dal 2012, da ottenere con miglioramenti tecnologici dei motori. Una riduzione di ulteriori 10g dovrà essere ricercata attraverso tecnologie di altra natura e il maggiore ricorso ai biocarburanti. Entro il 2020 il livello medio delle emissioni per il nuovo parco macchine dovrà essere ridotto a 95g CO2/km. Sono previste "multe" progressive per ogni grammo di CO2 in eccesso, ma anche agevolazioni per i costruttori che sfruttano tecnologie innovative e per i piccoli produttori. - Riduzione dei gas a effetto serra nel ciclo di vita dei combustibili Per ragioni di tutela della salute e dell'ambiente si fissano specifiche tecniche per i carburanti. Si stabilisce inoltre un obiettivo di riduzione del 6% delle emissioni di gas serra prodotte durante il ciclo di vita dei combustibili, da conseguire entro fine 2020 ricorrendo, ad esempio, ai biocarburanti. L'obiettivo potrebbe salire fino al 10% mediante l'uso di veicoli elettrici e l'acquisto dei crediti previsti dal protocollo di Kyoto. Il tenore di zolfo del gasolio per macchine non stradali, come i trattori, andrà ridotto. La direttiva, che dovrà essere trasposta nel diritto nazionale entro il 31 dicembre 2010, si applica a veicoli stradali, macchine mobili non stradali (comprese le navi adibite alla navigazione interna quando non sono in mare), trattori agricoli e forestali e imbarcazioni da diporto |
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| Scorie nucleari al confine con ex-Germania Est: ANTI CASTOR CAMP 2008 | |
| di Azzurra Lentini
A Gorleben in Bassa Sassonia - al confine con la ex-Germania Est (Bochum) - da 30 anni esiste un deposito di scorie nucleari provenienti dalla Francia, progettato come luogo di raccolta temporaneo ma che di fatto sta diventando definitivo.
Il sito prescelto come stoccaggio, un domo salino, si è rivelato pericoloso per le possibili infiltrazioni del materiale altamente radioattivo nelle falde acquifere e quindi all'ambiente ed ha arrecato rilevanti problemi economici alle comunità agricole di Gorleben. Da 30 anni sono numerose le proteste degli abitanti ed ogni anno si organizza il cosiddetto "Anti Castor Transport Camp", nei giorni in cui si prevede il trasporto ferroviario di queste sostanze, dalla Francia L'8 Novembre scorso il treno che trasportava 123 tonnellate di scorie radioattive, è stato bloccato numerose volte lungo il suo tragitto da circa 20.000 persone, che hanno preso parte alle manifestazioni e ai blocchi organizzati dagli antinuclearisti: una così vasta partecipazione non si vedeva da molti anni ed ha ritardato di circa un giorno l'arrivo del convoglio!I blocchi sono stati effettuati costruendo barricate lungo diversi tratti della linea ferroviaria, utilizzando circa 400 trattori, alcuni manifestanti si sono legati ai binari; diverse sono state le azioni da parte di "Robin Wood" e "Greenpeace". Nel raggio d'azione delle proteste sono stati creati campi con cucina, servizi, pronto soccorso, tende per dormire, punti d'informazione e corsi di preparazione alla manifestazione con discussioni sulle strategie e divisione compiti; il tutto disponibile gratuitamente 24 h su 24. Contro i manifestanti sono stati impiegati più di 16000 poliziotti che hanno caricato violentemente i manifestanti utilizzando idranti, pepper spray, manganelli, cavalli ecc. e applicando sanzioni penali. L'obiettivo della campagna antinucleare è quello di far alzare il prezzo reale e politico dei trasporti, a tal punto da non essere più conveniente per le autorità. Il trasporto quest'anno è costato molto più dei 20 milioni d'euro preventivati, a causa dell'imponente schieramento di polizia necessario per fronteggiare una delle più grandi proteste ambientaliste registrate in Germania negli ultimi anni. Il (tra)passato governo aveva deliberato la chiusura di tutti gli impianti nucleari entro il 2020 ma l'attuale governo non sembra avallare questa scelta e la questione nucleare è destinata a diventare cruciale in vista delle elezioni del prossimo anno. Problematiche ambientali legate al deposito a Gorleben Dal 1979 l'istituto di ricerca tedesco "Bundesanstalt für Geowissenschaften und Rohstoffe" (Istituto federale di Geoscienze e risorse naturali) di Hannover si occupa del progetto scientifico per verificare l'adeguatezza ambientale del sito prescelto. Il domo salino (Cretaceo) da utilizzare per lo stoccaggio delle scorie radioattive, ha uno spessore tra 1000 e 3000 m, è coperto da strati eterogenei di ghiaia, sabbia, argilla e limi (dal Paleogene) contenenti due acquiferi, quello inferiore nella sabbia del Terziario e ghiaia del Quaternario e l'altro superiore nei depositi glaciali del Saaliano e Weichsaliano. Dalle diverse analisi effettuate si deduce che lo spessore e la permeabilità degli strati di copertura del domo salino non sono barriere adatte a garantire la protezione delle falde d'acqua sovrastanti ed è stato rilevato sia un trasporto laterale che verticale di infiltrazioni saline provenienti dal domo. Tali osservazioni sono riportate nelle seguenti figure, estratte da clicca qui e modificate dall'autore dell'articolo. Nella sezione geologica sottostante raffigurante la geometria del domo salino e gli strati soprastanti e nella corrispondente sezione idrogeologica indicante gli acquiferi e la distribuzione della salinità (TDS) e le permeabilità dei diversi strati, dalla quale si può già notare l'inesistenza di aquiclude (strati impermeabili), essenziale per garantire l'isolamento idraulico del domo salino dall'ambiente circostante. ![]() ![]() Nella figura sottostante sono evidenziate le risalite di acqua in soluzione dal domo e le relative direzioni di flusso del trasporto laterale e verticale. ![]() Siamo di fronte ad un ennesimo caso in cui gli interessi economici e politici sono prioritari rispetto a quelli della salute dell'uomo e dell'ambiente. All'inizio a Gorleben le autorità politiche avevano promesso di creare migliaia di posti di lavoro, per compensare la scelta dell'ubicazione delle scorie radioattive, ma non è successo nulla e la situazione lavorativa già difficile, (Gorleben già raggiungeva i record dei tassi di disoccupazione della Germania Est), è clamorosamente peggiorata. Dopo la scelta di Gorleben come luogo di discarica dei rifiuti altamente radioattivi, i prezzi degli immobili sono crollati, gli agricoltori non riescono più a vendere i loro prodotti, anche se non riconosciuti pericolosi. Su questo punto c'è da aggiungere un'altra critica riguardo le autorità competenti: le analisi sui prodotti agricoli sono svolte solo dalla stessa società che gestisce i depositi di scorie, affiliata dell'industria atomica e che spinge a trasformare il deposito da interinale a definitivo. Nel caso specifico di Gorleben ci sono troppi dubbi da parte degli scienziati sulla sicurezza idrogeologica di questo sito, ci sono diversi fatti che dimostrano che la scelta di Gorleben deriva più da motivi politici ed economici che ambientali e di sicurezza. Gorleben 30 anni fa era situata al confine con la Germania est e perciò era una delle zone più povere della Germania Ovest, inoltre la zona era poco popolata. Portare i rifiuti radioattivi nella Repubblica Democratica Tedesca sarebbe stato impossibile a quel tempo, ma appena questa Repubblica è caduta tutte le centrali nucleari della Germania Ovest hanno scaricato i rifiuti radioattivi nella ex Germania Est, malgrado gli scienziati hanno più volte confermato l'esistenza di siti geologicamente più idonei. E' assodato che finché esisteranno queste centrali nucleari, devono essere trovati dei luoghi dove smaltire questi rifiuti altamente pericolosi, dei quali purtroppo ancora si sottovaluta i danni, ma la scelta deve essere esclusivamente basata su criteri scientifici per la sicurezza dell'uomo e ambiente. Si dovrebbe seriamente iniziare ad educare la nostra e le prossime generazioni al risparmio energetico, sviluppare la ricerca in altre fonti alternative di energia, invece di scaricare le scorie nei campi di gente più povera e rischiare ogni giorno un caso analogo a Chernobyl. Non e' da sottovalutare che per soddisfare i nostri lussuosi fabbisogni utilizzando il nucleare mettiamo veramente in pericolo le nostre vite e quelle future; le malattie causate dal nucleare sono mostruose e possono permanere di generazione in generazione. Video di alcuni momenti della protesta: http://de.youtube.com/watch?v=eG7MEtiH7wo Castor Camp: http://www.castor.de/12english.html Istituto di ricerca federale di Geoscienze e risorse naturali di Hannover |
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AGENDA
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4 marzo, alle ore 16.00, presso la Sala de Carroccio del Campidoglio a Roma, si terrà un convegno di presentazione del Progetto FORGEO, nell'ambito del quale verranno anche presentati i risultati conseguiti dal progetto INTERFRASI dell'ENEA, finanziato dal MIUR con il patrocinio dall'UNESCO e terminato nel 2006.
GSF ha avviato una campagna di raccolta fondi che si svilupperà per tutto il 2009 con una serie di eventi (cene, presentazioni, concertini,…) ospitati in diversi spazi della città di Roma (librerie, trattorie, centri sociali, locali). I proventi saranno destinati alla gestione dei progetti di cooperazione, al potenziamento della struttura (con l’intenzione di dotarsi di una sede operativa), allo sviluppo di strumenti per la diffusione dei risultati delle attività (mostre, banchetti, …) e al consolidamento del coinvolgimento dei soci (almeno alcuni) in termini lavorativi (strategia occupazionale!!!). Le prime date sono: Roma, 28 febbraio, ore 18.00, Casale Podere Rosa (via Diego Fabbri, San Basilio): presentazione del progetto La Talì/La Leonor (Cuba); Roma, 20 Marzo, ore 20.00, Centro Sociale Brancaleone (Via Levanna 11, Montesacro): presentazione del progetto FORGEO (Perù). Se vuoi cancellarti dalla mailing list di GSF manda una mail a info@gsf.it con oggetto: BASTA GSF!!! |
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Il comune di III Frente fu particolarmente colpito dall'uragano Dennis nel 2005 che distrusse numerose case e 2 ettari di coltivazioni, portandosi via anche la motopompa utilizzata per la loro irrigazione. Tali aree furono colpite così pesantemente poiché erano in prossimità del fiume anche se a più di 5-6 m sopra il livello medio dello stesso. Inoltre, lo stesso uragano fece crollare il ponte posto pochi km a valle del centro abitato principale, anche per un effetto diga dovuto alla sua occlusione da parte di vegetazione strappata dall'uragano e portata a valle dal fiume stesso. In seguito a tale evento, le coltivazioni vennero spostate in aree più elevate e distanti dal fiume, caratterizzate da un minor rischio alluvionale. Contemporaneamente venne avviata la realizzazione di case in muratura in varie aree, tra le quali anche quella di La Leonor. Gli uragani del 2008 (Gustav in agosto e Ike in settembre) hanno nuovamente danneggiato sia le case che le coltivazioni, oltre ad una piccola fabbrica di mattoni, presenti nel municipio di III Frente, che è stato il più colpito di tutta la provincia di Santiago, ma la popolazione e le istituzioni hanno fatto fronte all'emergenza ripristinando quanto necessario alla ripresa dei lavori di costruzione e di coltivazione.
Considerato valido ed interessante il progetto La Leonor, in questi giorni GSF sta presentando alla Tavola Valdese la domanda di ridestinazione delle risorse assegnate per La Talì. Oltre a confidare nella autorizzazione dei Valdesi a procedere in questa nuova direzione, GSF e tutto il Comitato Promotore sono intenzionati ad operare per trovare la maniera di portare a termine il progetto di La Talì in un futuro che speriamo sia il più prossimo possibile.
L'8 Novembre scorso il treno che trasportava 123 tonnellate di scorie radioattive, è stato bloccato numerose volte lungo il suo tragitto da circa 20.000 persone, che hanno preso parte alle manifestazioni e ai blocchi organizzati dagli antinuclearisti: una così vasta partecipazione non si vedeva da molti anni ed ha ritardato di circa un giorno l'arrivo del convoglio!

