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Date: 2008-05-05 21:46:15
Notiziario 5 - marzo 2008

5 x mille
Anche quest’anno nella dichiarazione dei redditi sarà possibile devolvere il 5 per 1000 dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) a GSF, senza oneri aggiuntivi per il contribuente. La procedura prevista nella dichiarazione dei redditi è semplice (2 passi): firmare nel primo dei quattro riquadri dedicati al 5 per mille e indicare nello stesso riquadro il Codice Fiscale dell'Associazione: 97315500583. Il contributo di ogni singola persona, anche se minimo, è importantissimo per noi. Per questo motivo, chiediamo a tutti voi di sostenerci in questa iniziativa e di far circolare la notizia tra i vostri amici e conoscenti.


Sito nuovo
Come promesso nel notiziario precedente (dicembre 2007), GSF ha rinnovato il suo sito web. Speriamo sia ora più chiaro e fruibile e che sia di vostro gradimento. Essendo uno strumento di comunicazione con i visitatori saremo lieti di ricevere commenti, osservazioni e quant’altro utile a migliorarlo.

http://www.gsf.it
oppure http://www.geologiasenzafrontiere.org


Il nuovo Piano Regolatore Generale di Roma e l’inganno delle compensazioni
Il 12 febbraio scorso il consiglio comunale di Roma ha approvato il nuovo PRG (quello precedente risaliva al 1965). Il percorso di quest’ultimo, seguendo la legge 1150 del 1942, è iniziato con la procedura di adozione del 2003, cui sono seguite le osservazioni e i pareri dei vari portatori d’interesse (provincia, regione, singoli, associazioni, ecc), più o meno integrati nell’ultima versione.

I pilastri del nuovo piano, così come dichiarati dai suoi estensori, consistono nella promozione della città policentrica attraverso lo sviluppo delle nuove centralità (nuclei decentrati completi di settore abitativo commerciale e terziario), della cura del ferro per il trasporto urbano e nella salvaguardia del territorio verde. Tuttavia la sua recente approvazione è stata accompagnata da una certa polemica, sopita sotto il clamore del futuro destino del sindaco uscente. Sono stati contestati la scarsa realizzazione di abitativo pubblico, la smisurata crescita di centri commerciali, lo scarso successo della decentralizzazione del terziario, la scarsa realizzazione dei servizi e la riduzione di territorio verde a favore delle speculazioni dei costruttori, grande potere forte della capitale (i soliti Caltagirone, Todi, ecc). Per i trasporti la preoccupazione risiede nella nuova rete metropolitana che impegnerà risorse economiche rilevantissime per un periodo difficilmente prevedibile. Nel frattempo i nodi di scambio sul GRA e le soluzioni più economiche, quali i tram e le metro di superficie, languiranno in uno stato di fatiscenza e disorganizzazione che induce i cittadini a romani ad avere il tasso di automobili pro capite più alto d’Italia e gli oltre 800.000 pendolari che gravitano su Roma ad utilizzare la macchina piuttosto che il treno.
Così inquadrato il PRG sembra promuovere una nuova aggressione al territorio comunale, e non solo, e alle sue risorse naturali: suolo, acqua, inerti (ghiaia, argilla).

Invece, nelle conferenze stampa di fine iter, il Comune dichiara di aver tutelato 88.000 ettari, due terzi dei 129.000 complessivi del territorio comunale. Tuttavia, nel 2004 già dichiarava che 46mila ettari erano coperti da asfalto e cemento. Le disposizioni del PRG approvato prevedono la costruzione di 70.000.000 di metri cubi di cemento su una superficie di almeno 15.000 ettari. Da queste cifra si evince che solo una metà del territorio complessivo è stato tutelato e non i 2/3.

Il Comune si difende asserendo che rispetto ai 120.000.000 di m3 del PRG del ‘65, quello attuale ne ha tagliati ben 50.000, riducendo il complessivo da edificare a 70.000. Tuttavia i veri tagli al vecchio PRG furono richiesti dalla Variante di salvaguardia del 1991 che raccoglieva le istanze dei movimenti di cittadini, dei Comitati di quartiere, delle associazioni ambientaliste e degli urbanisti più lucidi come Cederna e De Lucia o i difensori dei beni culturali come il Soprintendente La Regina. È grazie alle lotte di queste figure che la furia dei palazzinari è stata contenuta individuando le aree verdi che poi sono diventati i parchi della rete Roma Natura. L’amministrazione Rutelli-Veltroni non ha fatto altro che ratificare quanto conquistato da altri e decidere di compensare i poveri palazzinari delle perdite che avevano subito concedendogli i diritti edificatori attraverso il meccanismo della compensazione.

Non particolarmente avvezzi a tali temi, abbiamo chiesto a Paolo Berdini, professore di urbanistica all’università di Tor Vergata, di aiutarci a capire come funziona.
Il PRG del ‘65 prevedeva una vasta edificazione in tutto il territorio comunale come, ad esempio, nell’area di Tor Marancia. I palazzinari romani, si affrettarono quindi ad acquistare, se non lo avevano già fatto, i territori edificabili prevedendo di costruirci interi nuovi quartieri. Le lotte degli anni ’80-’90 permisero di ottenere la Variante di salvaguardia che tagliò l’entità dei metri cubi previsti dal PRG del ‘65. Ci furono una valanga di ricorsi da parte dei palazzinari contro questa decisione ma i tribunali fecero prevalere il principio per cui i PRG possono essere modificati senza risarcimenti, secondo la legge 1150 del 42, tranne nel caso in cui i lavori di edificazione siano già iniziati. Tuttavia la pressione dei palazzinari condusse prima al Piano delle certezze del ‘97, sotto la giunta Rutelli, e poi al meccanismo della compensazione. Con un atto di magnificenza, il sindaco uscente e candidato premier ha ritenuto necessario compensare i proprietari dei terreni verdi della cinta interna della città. Terreni che la lotta dei cittadini e degli urbanisti più avveduti aveva strappato all’edificazione negli ultimi 30 anni. Costretto a privarli della prospettiva di costruire in aree vicine al centro, e secondo una logica totalmente estranea alla normativa vigente e alla giusprudenza degli ultimi cinquant’anni, il Comune gli ha concesso di costruire in aree più periferiche.

Ma in che quantità? Non 1 a 1, ma secondo il rapporto dettato dal valore di mercato. Che valore avrebbero avuto gli appartamenti a Tor Marancia? 10€/m2 per dire? Bene. Che valore avranno gli appartamenti che saranno costruiti ad Acilia o lungo la Cassia? 5€/m2? Bene. Allora, per compensare la perdita, i m3 concessi saranno il doppio.

E non basta. Attraverso un meccanismo di ricatti legato alla compravendita dei terreni e dei diritti edificatori (anche il proprietario del terreno che ospiterà la compensazione vuole la sua parte...), l’incremento è stato tale da far lievitare, ad esempio, i m3 di Tor Marancia da 1.800.000 a 5.200.000: quasi triplicati!

A fronte delle dichiarazioni trionfalistiche dell’ex sindaco e dell’assessore all’urbanistica, varie voci prevedono che questo processo sia destinato a far lievitare ancora l’entità dei m3 che si costruiranno nella cinta esterna a discapito del territorio verde che il PRG avrebbe dovuto salvaguardare.
L’area della Bufalotta, invece, è un caso esemplare per quel che riguarda la decentralizzazione. Doveva ospitare abitazioni e strutture commerciali ma anche uffici collegati al centro città con trasporto pubblico. Ma i mezzi pubblici non arrivano e quindi anche gli uffici non verranno più realizzati perché i costruttori hanno verificato che non ricaverebbero sufficienti profitti. Infatti, nessuno vuole spostare la propria attività in un’area irraggiungibile dal centro e il valore di vendita e/o affitto sarebbe basso. Per cui hanno ottenuto di trasformare le cubature destinate al terziario in abitativo dando il via ad un nuovo quartiere dormitorio, non alleviando di un grammo l’intasamento del centro.

Sembra che, dopo tanti anni, gli interessi dei palazzinari romani abbiano prevalso nuovamente sull’interesse pubblico e che la partecipazione pubblica e lo sviluppo sostenibile siano principi ancora lontani dalla capitale.

Sito utile per approfondimenti:

http://eddyburg.it/article/archive/39/



GSF a ENTROPIA MASSIMA
Da circa 2 anni e con cadenza mensile, l'Associazione Geologia Senza Frontiere è ospite di Radio Onda Rossa (87.9 MHz in FM nell'etere romano) nell'ambito della trasmissione Entropia Massima, in onda ogni lunedì, dalle 20.15 alle 21.00. L'intento è quello di contribuire al palinsesto della radio con approfondimenti su tematiche ambientali, cercando di fornire informazioni utili e un punto di vista indipendente.
Il programma della trasmissione quest'anno ha una struttura tripartita, grazie alla collaborazione tra i due conduttori di ROR che hanno ideato e condotto in questi anni la trasmissione ed alcuni economisti e geologi.
I tre macro-argomenti approfonditi sono:
  • Economia alternativa: dove e come nasce e si sviluppa
  • La centralita' dell'acqua: tra merce e bene comune
  • Il clima e' già cambiato: quali conseguenze per la specie umana e la biosfera
La struttura di ogni trasmissione ricalca il modulo già sperimentato in passato: un dialogo a più voci, con riscontro puntuale di esperienze e lotte, dati e analisi scientifiche, e la possibilità per chi è all'ascolto di intervenire negli ultimi 15' (il tempo totale è di 45', comprensivo di due pause musicali).
In particolare, le puntate di Entropia Massima curate da GSF, costituite da due parti, concernono l'ambito dell'acqua e delle problematiche connesse. Durante la prima parte vengono riletti in chiave critica e con approccio geologico-naturalistico eventi, notizie e fatti dell'ultimo mese. Anche tramite interviste telefoniche, vengono commentati convegni, congressi, strategie ambientali governative e vertenze locali con lo scopo di proporre al pubblico della radio spunti di discussione a partire dalle esperienze di GSF in campo ambientale. Per fare qualche esempio, GSF, nelle puntate degli ultimi anni, ha affrontato argomenti quali il dissesto idrogeologico, le grandi dighe e la gestione monopolistica della produzione e distribuzione dell'energia idroelettrica, il problema della siccità in Italia, la produzione e lo smaltimento dei rifiuti ed altri temi.
Nella seconda parte della trasmissione forniamo aggiornamenti sull'andamento della campagna Acqua Pubblica (
www.acquabenecomune.org). Viene così seguito l'iter parlamentare della proposta di Legge di Iniziativa Popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico, le esperienze di dissenso, a livello regionale e locale, e le azioni e le discussioni del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua.
La prossima puntata andrà in onda lunedì 14 aprile e, chi fosse interessato, può ascoltare la trasmissione anche in streaming sul sito
http://www.ondarossa.info/


VAS e VIA: due strumenti normativi potenzialmente utili alla tutela ambientale
La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e la Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA) sono due strumenti normativi in stretta correlazione tra loro. La VAS nasce sostanzialmente a completamento della VIA ed entrambe sono mirate ad analizzare l'integrazione tra le attività antropiche e il contesto ambientale in cui esse si inseriscono. Con la VIA, infatti, si attiva una procedura volta a fornire l'autorizzazione di un determinato progetto (ad esempio: impianto di depurazione, vasca di laminazione, impianto di compostaggio). La VAS, invece, ha lo scopo di aggregare il consenso attorno alle scelte da effettuare da parte di un Amministrazione Locale relativamente a piani o programmi (ad esempio: Piano di Tutela dell'Acque, il Piano di Assetto Idrogeologico, il Piano di Gestione Rifiuti) di cui i progetti sottoposti a VIA possono fare parte. Entrambe le procedure avviano un processo decisionale, ma mentre nella VIA il rapporto tra il soggetto proponente e il soggetto competente ad esprimere una valutazione è di tipo autorizzativo, nella VAS la relazione tra il soggetto che elabora il piano o programma e l'autorità con competenze ambientali è tendenzialmente di tipo consultivo. Per fare in modo che eventuali impatti negativi possano essere evitati, ridotti o compensati, la legge prevede che la valutazione abbia luogo nella fase preparatoria dell'intervento. La valutazione, quindi, dovrebbe avvenire su un piano o un progetto preliminare in maniera che il definitivo e l'esecutivo possano contenere le eventuali modifiche apportate al preliminare.
La VIA è stata introdotta nella normativa nazionale con la legge n. 349 del 8 luglio 1986 ("Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale") che ha recepito la direttiva europea 85/337/CEE (successivamente modificata dalla DE 97/11/Ce). Lo spirito di preservazione degli ecosistemi e delle risorse naturali di questo strumento normativo si è spesso scontrato con la prassi che vede la VIA non come strumento propedeutico alla definizione delle soluzioni progettuali più sostenibili ma come uno sterile e fastidioso corollario ad un progetto già ben determinato a monte. La legge vorrebbe che non si possa dare inizio ai lavori di un progetto se non si è prima ottenuto il parere positivo della competente commissione VIA. Nella prassi, invece, è frequentissimo che prima vengano avviati i lavori, sulla base di progettazione definitiva e esecutiva, e poi venga chiesta la VIA, mettendo amministrazioni e comunità con le spalle al muro: prendere o lasciare.

La normativa per la VAS è più recente di quella della VIA. La direttiva che propone le modalità di applicazione a livello europeo (Direttiva Europea 2001/42/CE) risale al 2001 e il recepimento di questa nella normative nazionale italiana è avvenuto con il Testo Unico Ambientale (L. 152/06). Quest'ultimo poi è stato modificato dal recente testo di legge 04/2008 del febbraio scorso che ha il merito di aver semplificato sostanzialmente il testo precedente, riducendo gli articoli su VIA e VAS da 52 a 33. La 04/2008, che ha un approccio marcatamente più attento ai principi dello sviluppo sostenibile, indica che le modalità di applicazione e adozione della VAS sono del tutto simili alla VIA applicata ai progetti. Un elemento aggiuntivo della VAS rispetto alla VIA, invece, riguarda la dimensione transfrontaliera della VAS. Viene, infatti, recepito il principio per cui l'impatto delle attività umane sulle matrici ambientali può superare i confini amministrativi nazionali. La scarsa applicazione della VAS deriva dalla difficoltà di selezione e condivisione degli indicatori da parte di tutti i soggetti interessati. La ricerca delle amministrazioni di ottenere il consenso delle comunità, degli imprenditori e delle associazioni ambientaliste è un percorso ostico. La soluzione spesso praticata è quella di ridurre al minimo la partecipazione o convergere su indicatori di scarso significato.
Pur consapevoli che la strada per una reale integrazione tra politiche economiche ed ambientali è ancora lunga, auspichiamo che l'introduzione della VAS stimoli la partecipazione alle scelte collettive e costituisca un passo in avanti nel percorso dello sviluppo sostenibile, della salvaguardia dell'ambiente e della gestione razionale delle risorse naturali.

Se vuoi cancellarti dalla mailing list di GSF manda una mail a info@gsf.it con oggetto: BASTA GSF!!!
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